mercoledì 15 novembre 2017

F.I.C.O. Eataly World, la Disneyland mondiale del cibo sotto l’inceneritore. Farinetti: Aprire vicino ad un inceneritore che fa male? “Sarei un delinquente” – Video –







In prima pagina e a pag 15 del quotidiano nazionale La Verità l’inchiesta su FICO Eataly World, la Disneyland mondiale del cibo sotto l’inceneritore

di Antonio Amorosi 
Da oggi, per quelli di sinistra, l’inceneritore è un impianto biologico, buono e bello. Perché?
Perché vicino ci fa il grano Oscar Farinetti. Non il «grano» metaforico, quello c’è sempre. Ma il grano vero delle coltivazioni. Contro questo inceneritore non ci saranno le solite manifestazioni ambientaliste.
Apre a Bologna il prossimo 15 novembre FICO Eataly World, la Disneyland mondiale del cibo e dell’agroalimentare. Uno spazio di 100000 mq dove si coltiva e si produce, si seguono gli alimenti dal campo al ristorante per favorirne la tracciabilità e capire cosa si mangia. Ci saranno uliveti, vigneti, allevamenti ed ogni ben di Dio. Peccato sia situato a circa un chilometro e mezzo dall’ inceneritore del Frullo, uno dei più grandi dell’Emilia Romagna e di proprietà della multiutility Hera.
«Neanche sapevo ci fosse un inceneritore», dice Farinetti al telefono quando lo chiamiamo. Siamo nel 2014 e il progetto è ancora in itinere. «Lei è il primo che me ne parla. A pelle direi che visto che sono state fatte una moltitudine di riunioni su ‘ste cose, strano che non sia uscito… lei è il primo, ora voglio cercare di capire». Poi aggiunge: «Se fosse vero magari può essere la motivazione per chiudere l’inceneritore… chi lo sa!». Sottolineando che il problema esiste. Strano non lo sapesse visto che la vicepresidente di Eataly dal 2013, è Tiziana Primorì, dal 1996 con incarichi direttivi in Coop Adriatica (forte azionista di Eataly), oggi Ad di FICO e fino ad aprile 2017 nel cda di Hera, proprietaria dell’inceneritore.
Bernardo Caprotti, il praton di Esselunga, diceva di Farinetti che «è un chiacchierone formidabile, vendeva frigoriferi e ora ci insegna cos’è il food, è l’oracolo… riesce ad ottenere tutto gratis». Lo ha fatto a Torino dove è riuscito ad avere gratis per sessant’anni la sede della Campari, dal sindaco Chiamparino, e ora lo ha fatto a Bologna. Infatti i compagni emiliani hanno messo a disposizione di FICO, con una cessione gratuita, le strutture del Caab, ex centro agroalimentare, del valore di 100 milioni di euro. E Farinetti «deve solo piazzare i suoi quattro scaffali. Un grande…», ripeteva con ironia Caprotti.
Sarà veramente un «grande» o questa volta qualcuno è stato «più grande» di lui?
Perché il biologico e l’alta qualità ora si faranno sulle terre di FICO che da 40 anni ricevono le ceneri al cadmio dall’inceneritore e altri metalli pesanti. L’inceneritore del Frullo emette livelli di cadmio per una quantità «da 3 a 10 volte superiori a quelli riscontrati negli altri siti (negli altri inceneritori, ndr)», scrivono in uno studio del 2012 gli oncologi dell’associazione Medicina Democratica. Il cadmio, si sa, è cancerogeno per l’uomo, come attestano da anni lo IARC (Agenzia internazionale sul cancro) e il Programma nazionale di tossicologia degli USA.
L’inceneritore, attivo sin dal 1973, e come scrive Hera anche sul suo sito, smaltisce rifiuti solidi urbani speciali e «pericolosi, catalogati anche come sanitari contagiosi», non è nuovo a polemiche nella sinistra intorno aFarinetti. Nel 2013 il governatore dell’Emilia Romagna, Vasco Errani,“cacciò” l’ex assessore regionale all’Ambiente, Sabrina Freda, che affermava: «Anche i dati dello studio regionale Moniter non sono rassicuranti». Voleva ridurre i rifiuti speciali inceneriti.
E gli oncologi avevano certificato «la possibilità di un aumento dei rischi di malattie tumorali a fegato, pancreas, vescica, colon, linfoma non-Hodgkin, polmone, ovaie, nonché aborti spontanei, nascite pretermine, malformazioni fetali, malattie cardiovascolari e respiratorie».
Ma torniamo alla telefonata con Farinetti, anzi alle telefonate di tre anni fa. Perché dopo la prima, Farinetti chiede al Comune. Ci risentiamo ma ora la questione non sembra più smuoverlo e minimizza: «Deve chiedere al Comune…tutti quelli che ho interpellato mi dicono che le analisi sono negative».
«Ma sono gli stessi che non le avevano detto dell’inceneritore», replico.
Farinetti: «Ma perché evidentemente non lo riteneva (il Comune, ndr) un problema. Perché si devono dire i non problemi? Qui in Italia se diciamo i non problemi poi sa…».
Io gli ricordo dello studio degli oncologi di Medicina Democratica e lui: «Io… se c’è un inceneritore che fa male alla salute di sicuro non apro perché sarei un delinquente…». E mi suggerisce di parlarne col Comune.
Ma FICO è al centro di un bel conflitto d’interessi.
Sorge sull’area del Caab, una controllata del Comune di Bologna che è anche primo azionista della multiutility Hera, che a sua volta è proprietaria dell’inceneritore. La Regione Emilia Romagna, azionista anch’essa del Caab, nomina e controlla Arpa, l’agenzia che rileva le emissioni dell’inceneritore. Tutti da sempre guidati da ex comunisti ora Pd. E tanti, anche in buona fede, hanno investito nel progetto di Eataly: banche, imprenditori, associazioni di categorie, da destra a sinistra, giornali locali inclusi.
Si, perché Farinetti è «mezzo imprenditore e mezzo santone», come racconta in uno dei suo show il comico Maurizio Crozza. Famoso per aver rivelato, e queste sono parole di Farinetti, «il segreto della fortuna o algoritmo del culo»: «Raccontare solo le robe mooolto belle che ti accadono».
Forse i suoi amici e collaboratori lo avranno preso alla lettera e gli hanno raccontato solo le cose «mooolto belle» del Caab. Visto che non sapeva dell’inceneritore e dei suoi fumi. Ma come ha fatto a non notarli? OppureOscar ha messo in pratica un’altra sua parabola: «Il grande salto dall’essere buoni all’essere giusti è l’abbinamento con la furbizia. Se riusciamo a essere furbi e coraggiosi diventiamo giusti»
Ecco il nuovo miracolo italiano che vedremo a Bologna da FICO. Un’area vicino ad una fonte inquinante diventa una valle profumata e fertile e il cadmio un balsamico per i milioni di turisti attesi da tutto il mondo. «This is money», diceva Caprotti parlando della «narrazione furba» diFarinetti. Ed è proprio il caso di dirlo: E’ il miracolo più FICO del mondo. 
(articolo del 8 novembre) e qui su AFFARITALIANI.IT
 fonte http://www.antonioamorosi.it/2017/11/08/apre-f-i-c-o-la-disneyland-del-cibo-di-farinetti-vicino-allinceneritore/

La fabbrica delle notizie gonfiate: come nella Corea del Nord

Un fatto di cronaca, una deprecabile testata di un presunto criminale finora incensurato a un giornalista – una notizia che avrebbe meritato un titolo in cronaca – tiene banco da svariati giorni e da giorni diventa apertura dei telegiornali e dei quotidiani. Una stupida e crudele manipolazione di una foto di Anna Frank per cazzeggi sportivi diventò per giorni e giorni una tragedia nazionale con mobilitazione delle istituzioni, preghiere e letture negli stadi e nelle scuole per riparare alla profanazione e denunciare la rinascita del solito razzismo e nazismo. E più indietro, una scritta sui muri sul tema diventò argomento di apertura dei giornali e dei tg con relativa denuncia del pericolo fascista tornante. Lo stupro compiuto da un magrebino ai danni di una ragazza che si era ubriacata e si era accompagnata a lui, assume rilevanza nazionale ma solo per deprecare il prete che ha usato parole troppo dure per dire una cosa giusta: se vi sballate e vi accompagnate agli sconosciuti poi non lamentatevi. Ho citato solo i primi che mi sono venuti alla mente, ma la dilatazione di una parola, di un gesto, di un atto violento da bullo di periferia al rango di Evento Nazionale, di Dramma Epocale è ormai roba di ogni giorno. Analoghi o più gravi fatti ma di segno diverso passano inosservati o relegati nelle pagine interne.
Non ci sono in queste vicende né morti né stragi, deportazioni di popoli, violenze di massa, minacce alla sicurezza; sono fatti di cronaca che avrebbero meritato un titolo sui giornali ma non il lutto nazionale e l’allarme generale. Ma servono tutti per tenere Roberto Spada, la testatavivo e dominante il Grande Racconto Ideologico, per alimentare la religione del politically correct. Dove i fatti spariscono e restano le “narrazioni” che aspirano a dimostrare una sola cosa: mafia, fascismo, razzismo, fanatismo, violenza anche sportiva, sono la stessa cosa. A nulla vale obbiettare che “il testa” è un sinti e non un fascio italiano, che simpatizzava per Grillo e magari pure per il Pd, e comunque è irrilevante la sua opinione politica, ha reagito violentemente perché non voleva la troupe addosso e non per motivazione “politica”. E a nulla vale aggiungere che Ostia è come un migliaio di comuni italiani sotto attacco o infiltrazione della malavita, tra mafia, camorra, ‘ndrangheta, simili e derivati. Nel resto dei comuni non comandano i puffi, sono ben inseriti i ladri comuni, i corrotti comuni, i comitati d’affari di ogni giorno. Ma a Ostia si vota, CasaPound ha preso un sacco di voti, è in gara un candidato di destra; ergo la vigilanza democratica e antifascista deve raggiungere il massimo grado di attenzione. E a proposito di mafia & fascismo a nulla vale ricordare per la Anna Frank con la maglia della Romaverità storica che l’unico momento in cui la mafia fu cacciata dall’Italia e poi tornò nel ’43 con gli americani fu – ma guarda un po’ – durante il fascismo.
Ora mi chiedo: ma che messaggio diamo ai cittadini, ai lettori, agli ascoltatori se i fatti principali sono questi e servono tutti a una pedagogia ideologica di massa? Poi vi lamentate delle fake news, ma è già la fabbrica delle notizie gonfiate e manipolate a drogare i fatti per veicolare l’opinione pubblica e distorcere la realtà. In uno stupro il colpevole dovrebbe essere lo stupratore, quindi in seconda battuta è complice la leggerezza delle ragazze che si sballano e si accompagnano a gente così. Invece per i media il colpevole è il prete che ha usato un linguaggio troppo aspro per dire una cosa sensata e vera. Ma la verità non esiste nel panorama balengo della disinformazione di massa. Se la prendono coi titoli urlati di “Libero” ma la realtà, la verità, la priorità delle notizie è stuprata ogni giorno anche dall’informazione di Stato. I nostri notiziari sembrano la versione occidentale di quelli coreani. Solo che da noi la dittatura non è nelle mani di Kim ma del politically correct. E giù censure a chi non la pensa così. Poi vi lamentate se la gente trova un alibi per disertare l’informazione, per non comprare i giornali, per barricarsi con le cuffie e i telefonini nella propria egoistica privacy.
(Marcello Veneziani, “La fabbrica delle notizie gonfiate”, da “Il Tempo” del 13 novembre 2017, articolo ripreso dal blog di Veneziani).
http://www.libreidee.org/2017/11/la-fabbrica-delle-notizie-gonfiate-come-nella-corea-del-nord/

I VACCINI A 5 STELLE E LO ZIO SAM



di Gianni Lannes

Oste è buono il vino? Il movimento 5 stelle “è per la massima copertura vaccinale”: così è scritto in rete. Burionate lorenziniane? Dagli States, prima dell'ultima trasferta di Luigi Di Maio (pagata da chi?), c’è l’esperto Silvestri che pontifica sulla bontà dei vaccini e bacchetta chi osa dissentire o criticare tali sostanze estranee all'organismo umano, come il dottor Fabio Franchi. 



Guido Silvestri è il capo del dipartimento di microbiologia e immunologia dell’università Emory di Atlanta, editor di Journal of Virology dunque quello che si può definire un “pezzo da 90” nel suo campo; in altri termini è uno che si dà arie da primo della classe", uno che ha usato l’argomento del principio d’autorità per zittire il prossimo.

Niente dialogo, però attenzione alla voce conflitto di interessi economici. Comunque basta scavare un minimo per accertare prove alla mano che il predetto ateneo è finanziato dalla Geovax. Dunque, chi lavora all'Emory non è super partes.

Il datore di lavoro del Silvestri, l'ultimo esperto dei pentastelluti, è proprio l'Emory. La medesima incassa soldoni dalle industrie farmaceutiche e detiene una percentuale delle azioni nella stessa compagnia GeoVax. Dunque, non ha voce in capitolo sui vaccini, tantomeno sulle vaccinazioni coercitive di massa: argomento chiuso. C'è un sito online dove è possibile leggere i dettagli: importi e donatori. E' sufficiente inserire “emory university”:


Fino a tempi recenti Grillo e i grullini erano contro i vaccini. Poi, dopo un viaggetto di Giggino negli States qualcosa è cambiato in questo partito padronale. Per la cronaca documentata: nel 2008 Grillo e Casaleggio senior hanno incontrato segretamente a Roma, presso l’ambasciata United States of America, l’allora ambasciatore yankee. Un rapporto desecretato nel 2012 racconta i dettagli di quella visita. Insomma, un incontro propedeutico alla nascita del movimento 5 stelle, una colazione utile a disinnescare la protesta popolare nel belpaese. Ma non dovevano aprire il Parlamento come una scatola di sardine?

Luigi Di Maio deve averci preso gusto a volare oltre Atlantico: eccolo ancora negli States per accreditarsi presso i padroni a stelle e strisce, per poi chiudere gli incontri con una tavola rotonda insieme ad alcuni esponenti italiani della ricerca biomedica. I Cinque Stelle parlano di un viaggio che "rientra nell'ambito delle consuete visite istituzionali", il cui obiettivo principale è "stabilire una forte relazione con il mondo politico, economico e commerciale statunitense che guarda con interesse verso l'Italia". Ma Di Maio, l'aspirante premier della colonia tricolore che siede sulla poltrona di vicepresidente della Camera grazie a Renzi, un corso elementare d'inglese l'ha fatto, e almeno una laurea l'ha conseguita?


riferimenti:
















https://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/11/i-vaccini-5-stelle-e-lo-zio-sam.html

mercoledì 8 novembre 2017

“L’EURO AIUTA I POVERI”. ECCO L’ULTIMO DELIRIO DEL PD

“L’EURO AIUTA I POVERI”. ECCO L’ULTIMO DELIRIO DEL PD

L’articolo di Filippo Taddei – “responsabile economico del Pd” – del 18 febbraio scorso, in difesa della permanenza dell’Italia nell’euro merita una appropriata risposta. Esso presenta due argomenti.
QUI L’ARTICOLO DELL’ESPONENTE PD: Lettera Taddei
Il primo argomento è che – in caso di uscita dall’euro – una svalutazione del 20% della nuova moneta causerebbe il “crollo dei salari reali”. Ammettendo l’eccessiva svalutazione ipotizzata, considerata la percentuale di estero nei consumi italiani – che subirebbero dei rincari -, il “crollo” dei salari reali può essere meccanicamente stimato al 5,7%. Ma non tutti i produttori esteri sul mercato italiano alzerebbero i prezzi del 20%: gli economisti stimano, e solo nel lungo termine, rincari fino al 62% della svalutazione: in tal caso i salari calerebbero solo del 3,5%. Infine, gli aggiustamenti delle scelte di consumo – dai prodotti esteri a quelli nazionali – limiterebbero la riduzione dei salari reali a un 3% una tantum (1,5% se la svalutazione sarà del 10%). La svalutazione ripartisce il costo dell’aggiustamento fra tutti i fattori produttivi.
In cambio, come ironizza (?) Taddei, “le nostre esportazioni diventerebbero competitive… e le nostre aziende potrebbero vendere facilmente in tutto il mondo, creando ricchezza e posti di lavoro”. Con alcune conseguenze. Calerebbe la disoccupazione: i giovani troverebbero più facilmente lavoro; scenderebbe il rischio di perderlo (per chi ce l’ha). Il miglioramento delle aspettative darebbe gambe alla ripresa economica. Aumenterebbero gli introiti fiscali, arrestando il debito pubblico e i tagli ai servizi sociali primari (sanità, istruzione, ecc.) avviati da Monti. La ricomposizione dell’attuale squilibrio fra domanda e offerta di lavoro determinerebbe, nel tempo, una pressione al rialzo sui salari ed una loro crescita sostenibile.
Questo scenario va confrontato con l’aggiustamento dell’economia italiana (spagnola, greca, portoghese, francese) necessario nell’euro. Che è sotto gli occhi di tutti. Incentrato tutto sulla deflazione salariale. Realizzata grazie alla “distruzione di domanda” (Monti), alla perdurante elevata disoccupazione, e a leggi che riducono le difese dei lavoratori. Questa è la via, nell’euro. Comporta un’enorme inefficienza macroeconomica: l’industria italiana ha perso il 25% della capacità produttiva, a fronte di piccoli immaginari guadagni di produttività (di ciò che sopravvive). Essa inoltre destabilizza le banche. Genera un’estrema difficoltà a mettere il debito pubblico su un sentiero decrescente. Genera infine una corsa al ribasso di salari, standard ambientali e lavorativi, fra i paesi europei (aggravata dal mercantilismo tedesco). Che nessuna globalizzazione aveva mai provocato – nonostante gli allarmi pelosi contro i prodotti cinesi – grazie ai cambi fluttuanti. Dovrebbero rifletterci i vari Emiliano, D’Alema e chi non si sente collocato su valori di sinistra nel Pd di Taddei: nessuna sinistra sopravvive nell’euro di Maastricht.
La tesi secondo cui “ogni svalutazione genera sempre inflazione” è invece facilmente smentita ricordando che fra il 1991 e il 1994 – all’epoca della grande svalutazione della lira – l’inflazione passò dal 6,2%, prima della svalutazione, al 5,3%, al 4,6%, al 4,1%, per toccare un minimo di 1,7% nel 1999. L’inflazione è un processo generalizzato e continuo di aumento dei prezzi: non un piccolo aumento una tantum di alcuni prodotti energetici. Perché si determini occorre: (a) una forte pressione della domanda sull’offerta nei mercati dei beni e/o del lavoro; (b) una indicizzazione dei salari. Nessuna di queste due condizioni è oggi presente. Purtroppo, Taddei utilizza unicamente i macro-modelli neoclassici che si fondano sull’assunto della piena occupazione permanente, inadeguati alla fase che viviamo.
Il secondo argomento di Taddei contro l’uscita dall’euro è che: “Abbandonare una moneta significa [che]… i conti correnti e i titoli in euro vengono ridenominati forzosamente in una moneta debole… Tutti cercano di svuotare il conto in banca e trasferirlo altrove per proteggerne il valore… Le persone non possono accedere più al proprio denaro… il sistema bancario del paese collasserebbe…”. In realtà, i conti correnti non verrebbero mai ri-denominati in lire: sarebbe demenziale per chiunque privare la nazione di un tesoro valutario simile. Lo stesso vale per la grandissima maggioranza dei titoli. La nuova moneta invece si aggiungerebbe all’euro, sostituendolo gradualmente (come avvenne nel 2001 con l’euro).
La retorica della “difesa dei più poveri” del Pd non è più credibile nell’attuale assetto. Neppure quella dell’europeismo, che è in crisi da quando c’è l’euro. Agli amici del Pd dico: troviamo strade più autentiche ed innovative per difendere valori così importanti.
http://www.stopeuro.news/leuro-aiuta-i-poveri-ecco-lultimo-delirio-del-pd/

domenica 5 novembre 2017

GENTILONI LA SPARA GROSSA: “IO PREMIER? SONO COME UN MEDICO CHIAMATO PER L’EMERGENZA”

GENTILONI LA SPARA GROSSA: “IO PREMIER? SONO COME UN MEDICO CHIAMATO PER L’EMERGENZA”

A stare con lo zoppo si impara a zoppicare. E a forza di stare con Renzi si impara a spararle grosse. Stavolta è toccato al soporifero premier Paolo Gentiloni tessere le proprie lodi. “Non ho vinto le elezioni e non sono leader di partito. Sono un medico chiamato ad operare in una situazione di emergenza. Sono realmente calmo, spero di non essere mesto”. Ha affermato il Presidente del Consiglio nel suo colloquio con Bruno Vespa per il libro ‘Soli al comando’.
Gentiloni si sente “adatto a un modo di guidare le cose che rende necessario il gioco di squadra”. A lui piace il termine ‘impopulista’. “Bisogna avere il coraggio – dice Gentiloni – anche a costo di scelte impopolari, di non seguire la deriva che per comodita’ chiamiamo populista, antieuropea. Merkel, per esempio, ha fatto una scelta impopulista decidendo nel 2015 di accogliere centinaia di migliaia di immigrati”. E il risultato s’è visto. Adesso li sta rispedendo tutti indietro…
fonte Il Populista
http://www.stopeuro.news/gentiloni-la-spara-grossa-io-premier-sono-come-un-medico-chiamato-per-lemergenza/

IL CAPPIO SI STRINGE: ECCO COME LO STATO STA METTENDO GLI ITALIANI IN MISERIA




Le manovre compiute dagli ultimi governi nel nome della lotta all’evasione e al riciclaggio si ritorcono sul cittadino qualunque.E il cappio si stringe…

Di Marco Cedolin

Stando alle parole di un detto popolare di Andreottiana memoria , “a pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina” e non occorre l’ausilio di molta fantasia per pensar male di tutta una serie di manovre compiute dagli ultimi governi nel nome della lotta all’evasione e al riciclaggio, che però rischiano di ritorcersi drammaticamente sul cittadino qualunque, piuttosto che non sugli affari di cosche, trafficanti et similia.


Da ormai parecchi anni i cittadini sono stati costretti a depositare i loro (tanti o pochi) averi all’interno del sistema bancario, rendendo di fatto indispensabile il possesso di almeno un conto corrente. Al tempo stesso si è fatta sempre più stringente la battaglia contro l’uso del contante, facendo sì che prelevare il proprio denaro dal conto bancario (soprattutto nel caso di somme un minimo rilevanti) sia diventata una corsa ad ostacoli dai forti accenti kafkiani….

Dall’inizio di luglio, con la scomparsa di Equitalia e la sua sostituzione con Agenzia delle Entrate Riscossione, come voluto da Renzi, il nuovo soggetto potrà pignorare i conti correnti degli italiani senza neppure bisogno di un mandato del giudice, qualora abbiano sulle spalle delle cartelle esattoriali non pagate.

Diventano fuorilegge anche i libretti postali al portatore (quelli che di fatto equivalevano al contante) che dovranno tassativamente venire estinti entro dicembre 2018. Da gennaio 2018 per fare la revisione del l’autovettura e perciò non incorrere nel sequestro della stessa, occorrerà dimostrare di essere in regola con il pagamento di tutti i bolli arretrati.

Italiani costretti ad essere debitori

Insomma a pensar male si ha la sensazione che da un lato lo Stato stia mettendo gli italiani in miseria, deprivandoli della possibilità di conseguire un reddito dignitoso. Dall’altro li costringa a raccogliere i pochi averi residui in strutture all’ interno delle quali si può arrogare il diritto di prelevare coercitivamente.

Il tutto dopo averli costretti ad essere debitori per cifre che non sono in grado di pagare (basti pensare alle rate dell’INPS per un lavoratore autonomo che non riesce a tirare avanti o ad una multa di 800 euro per un precario che non li guadagna in due mesi) e vengono gonfiate all’uopo attraverso interessi da usura.

Il dramma peggiore, sempre a pensar male, è che una volta spolpati fino all’osso questi cittadini evasori, ormai senza fissa dimora e senza un conto in banca, verranno lasciati a dormire sotto i ponti da uno Stato che non prevede alcun sostegno ed ammortizzatore sociale e sta spostando il momento della pensione sempre più avanti nella terza età.




http://ilsapereepotere2.blogspot.it/2017/11/il-cappio-si-stringe-ecco-come-lo-stato.html

mercoledì 25 ottobre 2017

Il piano GENOCIDA dell’ONU per l’ITALIA: Sostituire, entro il 2050, 1 italiano su 3 con immigrati!

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Ci sono ancora tanti itaGLIONI che ridono quando leggono notizie del genere. Eppure lo dice l’ONU. Quello che sta avvenendo oggi cos’è secondo la fogna sinistroide? Solidarietà? Fratellanza? Vogliono davvero aiutare i deboli? E perché gli italiani che si trovano in difficoltà vengono completamente abbandonati? Pensate davvero che aiutare 100.000/300.000 immigrati facciamo del bene? Forse dimenticate che nel mondo ci sono 5.000.000.000 (5 MILIARDI). No signori, hanno semplicemente iniziato la sostituzione del popolo italiano. Tantissimi giovani scappano all’estero, e tantissimi immigrati vengono deportati dalle ONG in Italia e in Europa.

IL PIANO GENOCIDA ONU PER L’ITALIA: SOSTITUIRE 1 ITALIANO SU 3 CON IMMIGRATI.
E’ tutto in un libro. Non nascondono il loro piano di sostituzione etnica.
Secondo l’ONU, nel 2050, un terzo della popolazione italiana dovrà essere composta da immigrati. Non una previsione, ma un vero e proprio progetto criminale.
E’ tutto scritto nero su bianco in un libricino che quanto a ‘genocidio’ fa impallidire il Mein Kampf: «Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations?», l’immigrazione come sostituzione etnica della popolazione italiana ed europea.
E’ stato redatto dal Dipartimento degli Affari sociali ed economici dell’Onu.
Secondo l’ONU, l’Italia avrebbe la “necessità” di far entrare tra i 35.088.000 e i 119.684.000 di immigrati per “rimpiazzare” i lavoratori italiani. Un’idea demenziale, visto che già oggi i nostri giovani sono per il 50% disoccupati.
L’idea che sottende questo progetto criminale, è che tra 36 anni gli over 65 saranno il 35% della popolazione e il tasso di natalità 1,2 bambini non è sufficiente a rimpiazzare chi esce dal mercato del lavoro.
Questo è economicamente demenziale. Un dato su tutti: se oggi avessimo la metà dei giovani, avremmo il 100% dell’occupazione giovanile. Ergo: se tra 36 anni ne avremo meno, non sarà un problema occupazionale, ma questo i pro-immigrazione non lo dicono. Per loro, la disoccupazione giovanile in Italia non esiste.
Si potrebbe poi pensare, se proprio si ritiene imprescindibile una più alta natalità (poi spiegheremo un altro motivo perché non lo è), a sostenerla con politiche a favore delle famiglie per supportare chi vuole far figli. Ma le Nazioni Unite, invece, programmano il nostro genocidio etnico: “sostituire” ai lavoratori italiani, francesi, inglesi, tedeschi, spagnoli quelli provenienti dal Terzo Mondo.
Come se, tra l’altro, sostituire lavoratori europei con QI medio di 105 con africani che non arrivano a 75 fosse possibile, senza degradare tutto il tessuto economico: una sorta di futuro alla Idiocracy.
Ma un ‘calo demografico’ non sarebbe male. L’Italia è un territorio densamente popolato: Genova docet. Più spazio: case più grandi, più verde, meno traffico, meno inquinamento.
Ceteris Paribus, nel 2050, secondo il dossier, saremo in 41.197.000, 194mila in più di quanti eravamo 64 anni fa.
Le Nazioni Unite – organo criminale massonico – vogliono «rimpiazzare» (come scritto senza nasconderlo nel titolo del dossier) l’Europa e l’Occidente con una massiccia iniezione di immigrati da Asia, Africa e Oceania. Un crogiolo indistinto e informe di razze, culture, religioni che si trasformerà in un campo di battaglia per la sopravvivenza.
Il tutto, condito con la scusa che ‘sono risorse’ e ‘servono al mercato del lavoro’, a ‘pagare le pensioni’.
PUTTANATE.
Tra pochi anni, e qui veniamo al secondo motivo per il quale anche con un calo demografico il mercato del lavoro non necessiterà di alcun immigrato, vivremo e stiamo già vivendo una ‘rivoluzione robotica’.
Auto e camion che si guidano da soli faranno sparire intere categorie di lavoratori. I robots inonderanno il mercato del lavoro, tanto che, a stento, ci sarà possibilità di occupare una popolazione in calo demografico.
La crescita demografica in sé non è sinonimo di ricchezza, altrimenti l’Africa non sarebbe l’Africa. Dipende, tutto, dalla ‘qualità’ della popolazione.
E questo solo ragionando in termini ‘materialisti’. Perché, anche ‘convenisse’, un futuro senza identità, senza sapere chi sei non vale la pena di essere vissuto.
E’ il TEMPO della RIVOLTA. Chi non si ribella è COMPLICE dei genocidi al governo.
https://disquisendo.wordpress.com/2017/10/23/il-piano-genocida-dellonu-per-litalia-sostituire-entro-il-2050-1-italiano-su-3-con-immigrati/



PERCHE' PUTIN MERITA IL NOBEL PER LA PACE (SERIAMENTE)



 
Per molti anni, e nonostante tutte le prove contrarie, i media occidentali hanno portato avanti la narrazione per la quale Putin fosse un dittatore simil Hitler.
La realtà è che il leader russo ha promosso la pace nel mondo più di qualsiasi altro governo occidentale recente. Questo spiega perché è oggetto di tale intenso disprezzo.


L’ascesa di Putin come statista di primo piano è iniziata, stranamente, l’11 settembre 2001. Da quel giorno, Washington ha approfittato della tragedia nazionale per raggiungere i propri fini geopolitici, la maggior parte dei quali – casualità o no – diametralmente opposti alla sicurezza nazionale russa. Mosca, da parte sua, doveva fungere da niente più che uno spettatore della macchina da guerra statunitense, che al tempo cominciava il proprio tour in Medio Oriente.
A fine 2013, cioè da quando la violenza ha cominciato a dirigersi sulla porta di casa russa, la corrente ha cominciato a cambiare direzione. Kiev improvvisamente cominciò a protestare violentemente contro il governo Janukovyč, il cui unico crimine era quello di essere titubante sull’annessione alla UE.
Questo è stato il momento in cui l’investimento di Washington in Ucraina ha iniziato a pagare dei bei dividendi (Victoria Nuland, il vicesegretatio di Stato americano per gli Affari Europei ed Euroasiatici, ammise spudoratamente che il suo governo aveva investito più di 5 miliardi di dollari dal ’91 per aiutare l’Ucraina a raggiungere “il futuro che merita”).
Con la benedizione di innumerevoli ONG e think tank statunitensi, i manifestanti hanno invaso le strade nella cosiddetta rivolta di Maidan, barricandosi nella capitale ed attaccando la polizia, costringendo infine il presidente democraticamente eletto a fuggire dal paese.
Come ha osservato John J. Mearsheimer nella prestigiosa rivista Foreign Affairs, “gli Stati Uniti ed i suoi alleati europei condividono la maggior parte delle responsabilità della crisi”.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha fatto eco a questa sicnera valutazione il mese scorso, quando ha comunicato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: “L’Occidente ha costruito la sua politica sulla base di un principio: ‘se non sei con noi, sei contro di noi’. La NATO ha scelto la strada di una sconsiderata espansione verso est, provocando instabilità nello spazio post-sovietico… Questa politica è proprio la causa principale del conflitto prolungato in Ucraina sudorientale”.
Putin merita un premio Nobel per la Pace solo perché è dell’Occidente, e non della Russia, la colpa della crisi ucraina? No, ma la storia non finisce qui. Anche se i media occidentali continuano a rigurgitare la delirante storiella di un'”invasione russa” del territorio ucraino, tali teorie non sono mai state documentate da una singola immagine satellitare. O dovremmo forse credere che la Russia possieda anche carri armati ed artiglieria invisibili? La realtà non è così complessa: sono stati gli americani ad aver lanciato la propria invasione nelle prime fasi delle proteste, che sono servite solo ad aumentare il malcontento. E sì, su questo ci sono le prove.
La Nuland, ad esempio, è stata fotografata mentre per le strade di Kiev distribuiva felicemente dei biscotti ai partecipanti anti-governo, alcuni dei quali apertamente fascisti e che sono poi finiti a ricoprire le più alte posizioni nel nuovo governo.
Come scrive Mearsheimer: “Il nuovo governo di Kiev era fortemente pro-occidentale ed anti-russo, ed aveva quattro membri di alto rango che potevano legittimamente essere etichettati come neofascisti”.
E l’intrigo politico è andato ben oltre dei pasticcini raffermi. In una telefonata con l’ambasciatore statunitense in Ucraina Geoffrey Pyatt, la Nuland ha menzionato Arsenij Jacenjuk come candidato al governo ucraino. Qualcuno si è sorpreso quando Jacenjuk è diventato primo ministro il 27 febbraio? Nel corso di quella famosa telefonata, la Nuland ha anche espresso alcuni sentimenti verso l’alleato principale dell’America, dicendo: “Si fotta l’UE”.
Nel frattempo, anche il senatore americano John McCain, preminente falco di Washington, ha fatto una visita a Kiev al culmine della tensione, agitando i manifestanti anti-governativi in piazza Maidan dicendo loro che “il destino che cercate si trova in Europa”.
Bisogna ricordare che nessun politico russo ha avuto la sfrontatezza di mostrarsi ovunque in Ucraina per dire al popolo dove si trovava il loro destino.
Mentre i media occidentali continuavano a spingere la balla dell'”invasione russa”, il Cremlino stava lavorando assiduamente per rimettere ordine in Ucraina, causato da decenni di giochi sfrenati dietro le quinte, gran parte dei quali orchestrati da ONG e think tank assortiti. Putin ha svolto un ruolo significativo nel mediare e riunire i leader di Ucraina, Germania e Francia per ratificare gli accordi di Minsk (11 febbraio 2015), destinati a porre fine alle violenze nella regione ucraina del Donbass.
Malgrado il riconoscimento internazionale delle richieste di Minsk (che includono “l’immediato e pieno cessate il fuoco in particolari distretti degli oblast’ ucraini di Donetsk e Lugansk e… il ritiro di tutte le armi pesanti da ambo le parti ad una pari distanza, con l’obiettivo di creare una zona di sicurezza di minimo 50 chilometri (31 miglia)…”), ci sono stati numerosi report di grosse violazioni.
Il mese scorso, Putin ha chiesto che una missione di pace della Nazioni Unite venisse inviata nelle regioni orientali dell’Ucraina, tormentate dalla guerra. I mediatori sarebbero stati schierati sulla linea di demarcazione per proteggere la missione OSCE, che controlla il cessate il fuoco tra le forze governative ed i ribelli.
Il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel ha abbracciato l’idea, esortando gli Stati membri a “discutere apertamente con la Federazione russa le condizioni di una missione ONU”. Washington e Kiev, tuttavia, hanno respinto la proposta senza mezzi termini.
Nel contesto della crisi ucraina in corso, c’è un aspetto importante che non può essere trascurato, e che coinvolge il referendum sulla Crimea, che alla fine ha portato la penisola nella Federazione russa.
Anche se gli esperti occidentali parlano vagamente sia di una “invasione russa della Crimea” che di una dell’Ucraina, nulla potrebbe essere più falso. Il Consiglio Supremo della Crimea ha considerato la rimozione di Janukovyč come un colpo di stato ed il nuovo governo di Kiev come illegittimo, affermando che il referendum è stato una risposta a questi sviluppi, nonché alla rottura dell’ordine civile che stava devastando il paese.
In Crimea, una repubblica che per gran parte parla russo e che era parte integrante della Russia fino a quando non venne donata all’Ucraina da Chruščёv nel ’54, i risultati ufficiali del referendum parlavano chiaro: il 96,77% degli abitanti aveva votato a favore dell’annessione della regione nella Federazione Russa.
La Duma di Stato russa ratificò la riunificazione con la Repubblica di Crimea e la città di Sebastopoli il 20 marzo 2014. La condanna occidentale arrivò veloce e furiosa, ma Putin ricordò ai critici che la situazione rispecchiava quella del referendum per l’indipendenza in Kosovo.
“In una situazione del tutto identica a quella in Crimea, hanno riconosciuto legittima la secessione del Kosovo dalla Serbia, sostenendo che ‘non è necessario alcun permesso da un’autorità centrale di un paese per un’unilaterale dichiarazione di indipendenza”, disse Putin, aggiungendo che la Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite concordava con tali spiegazioni.
“È quel che hanno scritto, è quel che hanno strombazzato in tutto il mondo, l’hanno imposto a tutti – e adesso si lamentano. Perché?”, si chiese.
Anche se pochi lo vogliono ammettere, gli sforzi di pace di Putin in Ucraina hanno determinato una drastica riduzione della violenza. Molti osservatori occidentali invece avevano predetto che la Russia avrebbe lanciato un’invasione a pieno titolo del territorio ucraino. Immaginate la loro delusione quando è accaduto il contrario…
I suoi sforzi di pace, tuttavia, non si sono fermati alle frontiere della Russia.
L’intervento in Siria
Molti probabilmente hanno già dimenticato l’immenso contributo russo nel garantire la pace in Siria, che soffriva di conflitti interni sin dal 2011. E no, non sto parlando della decisione di Putin di aiutare Assad a cacciare i terroristi ISIS da paese, anche se questo è sicuramente importante.
Sto parlando di quel giorno, quasi esattamente quattro anni fa, in cui Obama – vincitore di un Nobel per la Pace, vi ricordo… – stava per dare l’ordine di lanciare un attacco militare totale contro lo stato sovrano della Siria. Il motivo? Washington diceva che il governo Assad poche settimane prima aveva usato armi chimiche per attaccare un sobborgo di Damasco. Non importa che Assad sapeva benissimo che fare una cosa del genere avrebbe significato suicidio politico e nazionale, e che l’uso di armi chimiche avrebbe solo aiutato la causa dei ribelli. Ma qui divago.
Quando la Camera dei Comuni britannica si è rifiutata di autorizzare l’allora prima ministro Cameron ad unirsi agli americani nel loro ultimo gioco di guerra, ad Obama improvvisamente prese paura. Nel tentativo di salvare la faccia, il segretario di Stato John Kerry, a quanto si dice, ‘sbagliò ad esprimersi’ quando disse che gli Stati Uniti avrebbero annullato un attacco alla Siria se Assad avesse concordato di consegnare tutte le sue armi chimiche entro una settimana.
La diplomazia russa fece uno sforzo immane, con una maratona di incontri a Ginevra tra Kerry e Lavrov, che alla fine portarono ad un accordo che non solo ha attenuato la minaccia della guerra, ma ha rimosso le armi chimiche dalla Siria.
Lavrov dichiarò che l’accordo eliminava ogni possibile uso della forza contro la Siria, sottolineando che le deviazioni dal piano, inclusi attacchi ad ispettori ONU, sarebbero stati portati al Consiglio di Sicurezza, che avrebbe preso i relativi provvedimenti.
Ban Ki-moon, l’allora Segretario Generale, diede un brillante resoconto dell’accordo USA-Russia-Siria, che rese la Siria anche firmataria dell’Organizzazione per il Divieto delle Armi Chimiche (OPCW).
Questo grande esempio di diplomazia da parte dell’amministrazione Putin dimostra che, se c’è reciproca volontà tra uomini e nazioni, la guerra può sempre essere evitata. Gli Stati Uniti purtroppo hanno continuato a dimostrare un’insaziabile volontà di interferire – illegalmente – negli affari interni della Siria, arrivando al punto di lanciare anche attacchi sfrontati al suo esercito (cosa ancor più inquietante è che i media americani hanno elogiato Trump dopo tali attacchi). Sebbene anche la Russia si sia coinvolta militarmente in Siria, l’ha fatto solo su esplicito invito di Damasco, per aiutare Assad a liberare il suo paese dalle forze terroristiche che le forze occidentali, guidate dagli americani, non sono riuscite a distruggere.
In sintesi, dati gli straordinari sforzi per realizzare le condizioni di pace sia in Ucraina che in Siria, Putin sembra essere il candidato più adatto a vincere il Nobel per la Pace. Ovviamente le capitali occidentali non la penserebbero mai così, il che evidenzia la grande distanza che separa ora la Russia dall’Occidente, il quale oramai ha perso la propria capacità di distinguere il giusto dallo sbagliato, la verità dall’inganno.
Il Premio Nobel per la Pace viene presentato dal re di Norvegia il 10 dicembre di ogni anno.

Robert Bridge
Fonte: www.strategic-culture.org
Link: https://www.strategic-culture.org/news/2017/10/19/why-vladimir-putin-deserves-nobel-peace-prize-seriously.html
19.10.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG
http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=6042

Da punire con la massima severità:::di Stefano Davidson


Da punire con la massima severità gli autori e i diffusori degli adesivi antisemiti all'Olimpico di Roma. Ma mi domando, visto il clamore mediatico giustamente dato a quanto accaduto, come si fa contemporaneamente a continuare ad "accogliere" antisemiti giurati come i musulmani che ci inviano quotidianamente e addirittura chiedere per loro uno Ius Soli?
Come si fa ad accettare e pubblicizzare i presunto dovere di accoglienza nei confronti di chi PER DOGMA applica i dettami di una Scrittura che predica violenza contro TUTTI i NON musulmani ?
Direttamente dal Corano:
[2;88]-[48;6] Allah ha maledetto i miscredenti e i (POLITEISTI) e preparato per loro l’inferno.
[2;121] Coloro che lo rinnegano sono quelli che si perderanno.
[2;190] Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama coloro che eccedono.
[2;191] Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli
da dove vi hanno scacciati:la persecuzione è peggiore dell'omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli.
[2;193] Combatteteli finché non ci sia più persecuzione e il culto sia [reso solo] ad Allah.
[3;151] Getteremo lo sgomento (TERRORE) nei cuori dei miscredenti…. Il Fuoco sarà il loro rifugio. Sarà atroce l'asilo degli empi.
[4;101] Quando siete in viaggio … ,i miscredenti sono per voi
un nemico manifesto.
[5;17,51] O voi che credete! Non abbiate amici tra gli Ebrei ed i Cristiani.
[9;29] Combattete coloro che non credono (ATEI) in Allah…che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.
[16;106] (GLI APOSTATI) su di loro è la collera di Allah e avranno un castigo terribile.
[33;64] In verità Allah ha maledetto i miscredenti ed ha preparato
per loro la Fiamma,
[33;65] affinché vi rimangano in perpetuo, senza trovare né protettore
né ausilio.
[33;66] Il Giorno in cui i loro volti saranno rivoltati nel Fuoco, diranno:
«Ahinoi, ah, se avessimo obbedito ad Allah, se avessimo obbedito al Messaggero!»
[45;7]-[45;8] Guai ad ogni bugiardo peccatore, che ode recitare davanti a sé i versetti di Allah, ma insiste…come se non li avesse affatto uditi! Annunciagli dunque un doloroso castigo.
[59;7] In verità Allah è severo nel castigo.
[74;2] alzati e ammonisci,
[74;19] Maledetto!
[74;20] Maledetto!  SIA UCCISO!) (IL MISCREDENTE)

Stefano Davidson

venerdì 20 ottobre 2017

Governo Globale. La storia segreta del Nuovo Ordine Mondiale

Governo globale

Intervista a Enrica Perucchietti, autrice di un libro che spiega come l’attualità mondiale evidenzia l’esistenza di un piano preordinato di dominio, ormai discusso anche sul mainstream

Intervista a Enrica Perucchietti.



Dottoressa Perucchietti, Lei è autrice del libro Governo Globale. La storia segreta del Nuovo Ordine Mondiale edito da Arianna: in che modo l’attualità mondiale evidenzia l’esistenza di un piano preordinato di dominio globale?
Governo Globale. La storia segreta del Nuovo Ordine Mondiale, Enrica PerucchiettiQuello che inizialmente era un argomento di nicchia è diventato negli ultimi anni un tema diffuso e sempre più condiviso: se inizialmente i ricercatori e i giornalisti che ne parlavano venivano liquidati come “cospirazionisti”, oggi la sensazione che sia in atto un progetto di mondialismo (seguente alla globalizzazione delle merci) è comunemente accettato. Pensiamo per esempio a Henry Kissinger che ha dato un’opera dal titolo altisonante come World Order. Sempre più politici, ministri, capi di Stato e pontefici, inoltre, negli ultimi decenni hanno parlato pubblicamente dell’esigenza di costituire un “Nuovo Ordine Mondiale”. Il nostro intento è stato quello di ricostruire la storia documentata di questo progetto e le tappe storiche che arrivano fino a noi. Al di là delle confusioni generate dalla cultura-web, il Nuovo Ordine Mondiale, lungi dall’essere il delirio di una manciata di paranoici, è al contrario un argomento serissimo che merita di essere indagato. Ciò che è avvenuto negli ultimi anni e che avevamo in parte anche previsto nelle nostre opere precedenti ci ha spinto a rimettere mano al saggio per la riedizione ampliandola, per poter star dietro ai cambiamenti che si sono susseguiti negli ultimi sei anni dalla prima pubblicazione. L’elezione di Trump ha illuso alcuni di poter condurre a una battuta d’arresto del progetto mondialista ma nei mesi abbiamo assistito a una “normalizzazione” del neo presidente e l’anacronistico ritorno alla Guerra Fredda ha portato anche alla comparsa di un nuovo nemico sullo scacchiere geopolitico, la Corea del Nord.



Quando nasce l’idea di un Nuovo Ordine Mondiale e quali ne sono le principale tappe storiche?
Per comprendere che cosa sia il Nuovo Ordine Mondiale è necessario ricostruire le tappe storiche che hanno portato, attraverso i secoli, allo sviluppo dell’ideologia mondialista, riscoprendone le radici e i presupposti filosofici (ma anche spirituali e teologici). L’ideologia del NWO, infatti, attinge la sua linfa vitale da un preciso contesto storico, identificabile con il mondo protestante dei secoli XVII e XVIII. È a partire dall’Inghilterra protestante che l’idea di una Nuova Era di “trasformazione del mondo”, di un progetto prima utopistico e poi politico di “rinnovamento” dell’umanità trova adesione, sostegno e suoi primi “profeti”: un progetto nato inizialmente come contraltare all’universalismo della nemica Chiesa Cattolica e dell’Impero Asburgico e fusosi, successivamente, con analoghe correnti fiorite nello stesso periodo in Nord Europa.

L’ideologia mondialista ha recepito e rielaborato nei secoli anche altri tipi di influssi: sull’originario substrato protestante-anglosassone, infatti, si innestano successivamente almeno altre due correnti politico-spirituali: l’ideologia universalistica e occultista di matrice massonica (a cui si innestano alcune derive occultistiche) e un certo neo-messianismo di matrice sionista. Queste correnti così diverse tra loro troveranno una convergenza fondata sull’elitismo di chi (gli Usa in primis) si sente in diritto e in dovere di promuovere anche con la forza il proprio imperialismo e assoggettare il resto del mondo ai propri interessi.

Nell’affrontare il tema del NWO non si può ignorare la teoria del Grande Complotto, che secondo alcuni dirigerebbe le sorti del mondo da secoli. La tesi di “Complotto Universale” ha secondo noi il difetto di essere indimostrabile in sede storica (per non parlare delle sue versioni “alternative” che vanno tanto di moda ma che rischiano soltanto di screditare tutto il settore). Se è impossibile affermare l’esistenza di una “continuità programmatica” nello sviluppo del NWO, è legittimo tuttavia parlare di un’evidente continuità ideale che lega, attraverso i decenni e persino i secoli, una serie di “forze” e “poteri” in una complicità di interessi e di azioni.

Quali interessi si nascondono dietro il disegno di instaurazione di un governo globale?
Se non esiste un Grande Complotto unico, monolitico, esiste però come anticipavo una dottrina di base e una “confluenza di interessi” che spingono verso la costituzione del mondialismo, così come esistono i suoi profeti e “architetti” che ne hanno scritto e parlato anche pubblicamente.
Dalla rete inestricabile dei poteri occulti, delle logge e delle sette, dei potentati economici e dei gruppi di pressione impegnati da tempo a promuovere il progetto del Nuovo Ordine Mondiale, emergono con una frequenza non casuale, nomi, realtà e concreti gruppi di potere che nel nostro Governo Globale definivamo il “volto visibile del NWO” di cui trattiamo ampiamente nella prima parte del saggio. Come accennato, il progetto mondialista nasce in ambito anglosassone ed è quindi naturale che esso abbia avuto, nella potenza degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, il perno della sua potenza (a cui si è aggiunto, a partire dal secondo dopoguerra, il fattore geopolitico costituito dallo stato di Israele). Quando parliamo del potere di queste nazioni, tuttavia, ci riferiamo a certe strutture di potere che rimangono invariate nel tempo.

Fatte salve le differenze che contraddistinguono le diverse correnti, esistono alcune costanti fondamentali alla base del progetto mondialista e alcuni interessi specifici:


  1. l’aspirazione a costituire una res-pubblica universale e sovranazionale controllata più o meno direttamente da un’autoselezionata élite. Quindi la creazione di un governo elitario, di pochi.

  2. La diffusione o imposizione di un pensiero omologato tendente a dissolvere le identità e le particolarità culturali, politiche e religiose in una sorta di Pensiero Unico globale. Il progetto di costituzione di un mondo nuovo richiede infatti anche un uomo nuovo che sia omologato e omologabile, facilmente controllabile, di cui abbiamo ampiamente parlato anche ne La fabbrica della manipolazione e in Unisex.

  3. La conseguente lotta contro le “identità forti” difficilmente omologabili alla cultura mondialista e l’abbattimento dei valori tradizionali.

  4. Censura e psicoreato, ossia il controllo della comunicazione, dei Mass Media ma anche delle menti e dell’espressione dei cittadini, di cui la recente battaglia contro le fake news è un lampante esempio.

  5. Una strategia d’azione che privilegi l’utilizzo strumentale della politica (una sorta di vera e propria criptopolitica basata su ricatti e complotti per lo più sotterranei). Pensiamo anche all’esistenza di quei cenacoli come la Commissione Trilaterale o il Club Bilderberg i cui membri si riuniscono a porte chiuse per discutere del destino dell’umanità.

  6. Il riferimento ad alcuni punti ideologici imprescindibili come il neomalthusianesimo che considera l’eccesso delle nascite nelle classi povere come un problema per la qualità di vita. Gli architetti del NWO sono ossessionati dal contenimento/riduzione della popolazione.

  7. Il suo rapporto stretto con i grandi potentati economici: nell’immaginario collettivo, infatti, il NWO ha finito per identificarsi con il potere dei colossi bancari e delle multinazionali che ne sono, per certi versi, l’espressione più visibile.

  8. Una visione prometeica e luciferina che convoglia nel Transumanesimo e nelle sue applicazioni cibernetiche, virtuali e tecnologiche. L’idea di fondo è che l’uomo può farsi Dio e abbattere la natura, arrivando a derive post-umane finora impensabili.

Cosa nasconde la minaccia del terrorismo?
Il terrorismo genera paura e la paura è un potente strumento di controllo. Manipolando le persone in fase di shock, sull’ondata emotiva degli eventi, è possibile introdurre misure liberticide fino a quel momento impensabili, lasciando credere ai cittadini che i provvedimenti scelti siano per il loro bene e la loro sicurezza. Terrorismo ed estremismo vengono sfruttati abilmente, evocati quotidianamente, politicizzati per poterne sfruttare l’ondata d’urto emotiva. Citando Orwell, la sensazione è che la “guerra al terrore” sia stata concepita come perenne per «poter mantenere intatta la struttura della società» e introdurre uno Stato di Polizia. La guerra non deve cioè aver fine ma deve servire per poter legittimare misure estreme. Per questo non si può distruggere al-Qaeda senza pensare che spunti un altro pericolo, ISIS o altra organizzazione terroristica che sia.

Il terrore doveva finire per divampare anche in Europa. Si stava affievolendo la tolleranza del popolo ad accettare sacrifici per “esportare” la democrazia in Paesi lontani. L’unico modo per poterlo spingere a continuare a oliare la macchina da guerra era far assaggiare all’Occidente quel genere di “paura” che noi italiani conosciamo bene (gli Anni di Piombo).
Gli artefici del mondialismo, come mostriamo nella seconda parte del saggio, hanno sfruttato con cura occasioni tragiche e non si sono fatti problemi a inscenare od ordire attentati o comunque a strumentalizzarli per creare i presupposti per poi poter raccogliere e sfruttare delle opportunità calcolate con cura. In questo contesto rientrano anche le cosiddette false flag (operazioni sotto falsa bandiera a cui ho dedicato un omonimo saggio).

In che modo si inserisce in tutto ciò il redivivo protagonismo della Corea del Nord?
Credo che il ruolo della Corea del Nord ricalchi quello del Nemico pubblico che ciclicamente bisogna offrire all’opinione pubblica per compattarla rispetto a una emergenza esterna. Evidentemente la Russia non poteva più rispecchiare quel ruolo dato che la figura di Putin desta sempre maggior consenso o comunque meno diffidenza. Non conta se questa emergenza sia reale oppure no, se il Nemico sia esattamente come viene dipinto, conta la percezione della minaccia. La crisi permanente può essere interpretata anche in un’altra ottica: la Corea del Nord potrebbe essere soltanto un “diversivo”  degli USA. Un conflitto contro la Corea del Nord sarebbe non solo inutile, ma svantaggioso e pericoloso. Non apporterebbe nemmeno benefici da un punto di vista geopolitico. Quindi, quale sarebbe il reale motivo di questa improvvisa campagna mediatica volta a fare della Corea del Nord l’ennesimo nemico di turno?

Cosa possiamo attenderci dal futuro prossimo?
Ne parlo nell’ultimo capitolo da me curato. Credo che nonostante gli sforzi dell’imperialismo mondialista di portare avanti i propri progetti, nel giro di qualche anno lo scettro passerà di mano e probabilmente il centro del potere si sposterà in Cina. È comunque un’opzione che non possiamo non calcolare. Le variabili sono comunque molte. Così come sono da prendere in considerazione delle anomalie che si sono registrate come l’elezione Trump e la Brexit, che sono state evidentemente sottostimate.

Di questa idea il dossier del Club di Roma, 2052. Scenari globali per i prossimi quarant’anni che prosegue le stime che hanno reso famoso questo gruppo di studio. Jorgen Randers, servendosi di una quantità impressionante di dati, elaborati dai supercomputer più potenti e dei contributi di una quarantina di esperti di vari settori, prova a delineare il futuro globale fino al 2052. In estrema sintesi, nella terza parte del libro, viene predetto che la Cina sarà il leader mondiale nel 2052, «la forza trainante del pianeta», superando in tal mondo i due blocchi storici che competono per la supremazia globale. La Cina diventerà egemone, secondo lo studio, perché oltre alla capacità di azione ha sufficienti risorse interne per conquistare il potere globale. A tutto ciò si aggiunge che i cinesi hanno la volontà e la capacità «di controllare i flussi di investimenti con cui raggiungere i propri obiettivi».

Il destino profetizzato dai consulenti del Club di Roma è stato previsto anche da altri ricercatori che hanno puntato in particolare sulla forza economica e finanziaria della Cina che negli ultimi anni si sta accaparrando le risorse naturali, dall’energia ai minerali, dalle foreste alle derrate agricole, insidiando così le zone d’influenza che appartenevano all’Occidente. Nell’espansionismo cinese c’è infatti l’impronta di una nuova classe dirigente, tecnocratica e pragmatica, silenziosa e lungimirante. Il destino della Cina sembra quindi sfuggire allo storico braccio di ferro di Washington e Mosca. La Cina, infatti, non è solo il maggior creditore degli USA, ma nel breve tempo di un decennio si è contraddistinta per l’assalto alle roccaforti del capitalismo statunitense e per una nuova forma di colonizzazione africana.



Enrica Perucchietti, laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. È caporedattrice della Uno Editori ed autrice di diversi saggi e inchieste giornalistiche tra cui ricordiamo: “NWO. New World Order. L’altra faccia di Obama”; “Le origini occulte della musica”; “Utero in affitto. La fabbricazione di bambini, la nuova forma di schiavismo”; “Governo Globale”; “La Fabbrica della manipolazione”; “Il lato B. di Matteo Renzi”; “Unisex. Cancellare l’identità sessuale: la nuova arma della manipolazione globale”; “False Flag. Sotto falsa bandiera”.




http://megachip.globalist.it/libri-consigliati/articolo/2013300/governo-globale-la-storia-segreta-del-nuovo-ordine-mondiale.html